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Frontiers - Ai Confini Dell'Inferno


Regia: Xavier Gens




"Copiare da uno è plagio, copiare da molti è ricerca", diceva qualcuno un po’ di tempo fa...e non vi è ombra di dubbio che il buon Xavier Gens sembra aver fatto tesoro di questo concetto, anzi direi proprio che lo ha reso il punto cardine del suo lavoro.

È infatti importante sottolineare come, nonostante la sua accurata opera di ricerca, il regista sia riuscito a cavarsela più che egregiamente, pescando piuttosto bene tra i suoi vari ispiratori cinematografici e conducendoci lungo una sanguinolenta strada di violenza, perversione e sadismo, che di certo per un po’ resterà impressa nella mente dello spettatore che chiaramente dovrà essere appassionato al genere e non facilmente impressionabile (anche se c’è di molto “peggio” in giro sotto questo punto di vista).

Il riferimento principale che salta subito all’occhio è inevitabilmente al Non Aprite Quella Porta di Tobe Hooper, ma non è difficile incontrare per strada un po’ de La Casa Dei 1000 Corpi, condito con una spruzzata di Hostel (basti pensare alle ambientazioni) e un contorno di Saw e The Descent, senza contarne probabilmente molti altri che non ho colto o riconosciuto.

Ma l’aspetto positivo è che da questi film è stato estratto il meglio ed è proprio questo che fa funzionare questo Frontiers, che di per se presenta davvero ben poco di originale.

Il risultato rimanda ad altri prodotti horror francesi, che spesso vengono citati assieme quando si parla di uno di loro. Mi riferisco ovviamente ai Vari Alta TensioneA L’Interieur o Martyrs, senza dimenticare l‘ottimo Calvaire, che non sarà francese, ma pur sempre francofono in quanto belga (e poi anche qui ci si trova al confine col Belgio per cui tutto torna e non rompete i coglioni). Ultimamente i nostri “amici” d’oltralpe si sono un po’ calmati, ma in quel periodo è innegabile che hanno spaccato pesantemente.

La violenza anche qui infatti non manca, accompagnata da un massiccio abuso di sangue e di scene forti (cito in particolare il taglio dei tendini di Achille, già visto ma sempre di effetto), realizzate in maniera convincente, utilizzando discreti effetti grafici. È innegabile che, come recita la locandina, “farà molto male”.


La scelta e realizzazione dei personaggi appare contrastante; se il padre nazi convince appieno, lo stesso non si può dire di Klaudia (difficile capire il suo ruolo all’interno della vicenda) e della nonna. Molto brava invece Karina Testa nei panni dell’indistruttibile Yasmin, che probabilmente, se se li fosse trovati dinanzi, sarebbe perfino riuscita a sconfiggere Predator, il T1000 e Godzilla.


Qualche passaggio a vuoto purtroppo lo si registra, così come alcune forzature, in particolare sul finale e qui mi collego infatti a quanto accennato sopra riguardo alla protagonista.

Nel complesso però lo ritengo un film valido ed in particolare sconsiglierei di ricercare qualsiasi arzigogolo concettuale che possa distogliere lo spettatore dalle reali intenzioni del regista che, pur accennando a qualche tematica probabilmente anche interessante, punta tutto su un intrattenimento dove sia il buon ritmo che lo splatter sono i veri protagonisti e nel complesso se la cavano più che dignitosamente.

Giudizio complessivo: 7.2
Enjoy,

Luca Rait



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