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Le Cinque Variazioni



Regia: Jorgen Leth, Lars Von Trier


Le Cinque Variazioni può essere descritto come un documentario sull'uomo e sul cinema, sulle influenze reciproche tra queste due forme d'arte e sul vero significato di artista.

Nel 1967 Jorgen Leth dirige L'Uomo Perfetto, un cortometraggio di 12 minuti circa nel quale si cerca di capire quali caratteristiche possano portare alla perfezione umana, non dando mai risposte ma formulando solo domande. I due protagonisti della pellicola sono immersi in un etereo spazio bianco senza dimensioni e il tutto è avvolto da un'aura surrealista che non guasta mai.

A quasi quarant'anni dalla pubblicazione di questo corto il direttore danese sarà messo alla prova da Von Trier in persona, il quale gli proporrà una serie di sfide cinematografiche che andranno portate a compimento. Le prove consistono nel rigirare il corto L'Uomo Perfetto applicando, di volta in volta, restrizioni e modifiche da seguire in modo ferreo, così da sconvolgere la struttura e la forma originale del cortometraggio ed ottenere un prodotto inedito.


Le sfide di Von Trier non sono assolutamente semplici, come ad esempio girarne una versione nella quale ciascuna inquadratura non superi i 12 frame oppure girarne una in una zona povera e degradata del mondo, ma Leth non si lascia scoraggiare e riesce quasi sempre a stupire e soddisfare il collega e rivale. La caratteristica particolare di queste variazioni è che servono non solo per mostrare le qualità tecniche del cineasta ma anche per compiere un percorso formativo personale che permetta allo sfidante di riscoprire se stesso, come in una seduta psicanalitica, cercando di essere meno distaccato più emotivamente coinvolto nelle sue creazioni artistiche.

Le Cinque Variazioni è girato come un documentario nel quale si alterneranno ciclicamente sedute durante le quali si decide come fare il prossimo corto, la realizzazione ed infine la visione di questo. Il ritmo non sempre è incalzante e dopo che vedremo per la terza volta lo stesso corto la noia può sopraggiungere, anche se i diversi girati sono molto diversi tra loro, sia concettualmente che visivamente.


Il più grande difetto dell'opera è, almeno nella versione italiana, il doppiaggio. Le voci scelte per i personaggi, esclusione fatta per Leth, sono davvero fastidiose e spesso fanno sembrare il tutto una farsa. Consiglio quindi la versione in lingua originale sottotitolata in italiano, così da risparmiarsi un doppiaggio fatto da cani.

Di questo film non penso resti molto altro da dire, se non discorsi ultra-tecnici e filosofici sul cinema come mezzo espressivo, ma non penso di essere la persona adatta a farlo. 

Consiglio quindi il film solo a tutti gli amanti del cinema, sia come arte che come tecnica. Sconsigliato a tutti gli altri, lo trovereste noioso e inconcludente.


Giudizio complessivo: 7

Buona Visione,


Stefano Gandelli



Trailer



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