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Boy Meets Girl


Regia: Leos Carax

Opera prima del regista francese Leos Carax, cineasta che in questi anni è riuscito a rivoluzionare il cinema d'oltralpe con uno stile assolutamente personale ed intimo.

In Boy Meets Girl l'attenzione viene posta sulla vita dei giovani, sulla loro visione del mondo e delle altre persone. Seguiremo Alex, regista in erba che viene tradito e lasciato dalla ragazza. Durante uno dei suoi abituali giri notturni per Parigi verrà a conoscenza di Mireille, ragazza depressa che, proprio come Alex, è stata lasciata dal fidanzato e soffre terribilmente per quanto accaduto. Tra i due nascerà lentamente una storia d'amore, ma non una di quelle tipica del cinema Hollywoodiano, quanto piuttosto una di quelle tragiche che portano solo alla sofferenza.


La tematica dell'alienazione giovanile è un tema sempre attuale e che, negli anni '80, era particolarmente sentito. Il silenzio che permea la pellicola rispecchia a pieno questo senso di isolamento e l'uso di uno splendido bianco e nero è perfetto per farci immergere in questa oscura Parigi fatta solo da ombre e rumori lontani. L'amore del protagonista (alter-ego del regista stesso, se vogliamo) per la città è però evidente, dalle inquadrature cittadine alla mappa che Alex nasconde a casa sua, sulla quale segna, per ogni luogo di Parigi, un particolare avvenimento che gli è capitato, con relativa data.

La corrispondenza biunivoca tra spazio e tempo si vede anche nel dialogo con il vecchio uomo muto che gli racconta delle esperienze passate durante gli anni del cinema muto, omaggio ai tempi passati che, però, riescono ancora ad avere un'influenza sul presente. Sempre in questo dialogo tra il protagonista e l'anziano, quest'ultimo dirà una frase che vale da chiave di lettura per l'intero film: "I Giovani sono troppo silenziosi"
Il monito è quello di non essere passivi alla vita, di non cadere nella voragine della depressione (come i protagonisti) ma di farsi forza e andare avanti, per evitare la fine che, inevitabilmente, arriverà.


Tecnicamente il film è ben fatto: il bianco e nero come detto prima calza a pennello con il tipo di narrazione e, in alcune sequenze, potremmo quasi definire la pellicola psichedelica, anche se ancora lontana dal bianco e nero allucinato de I Disertori. Gli stacchi tra una scena e l'altra (ma anche all'interno di una singola scena) sono davvero particolari, vedremo lo schermo buio per qualche secondo anche se, le prime volte, resteremo spiazzati per il loro brusco arrivo e apparente casualità. Tutti questi elementi mescolati a riprese lunghe con telecamera fissa mi hanno fatto pensare ad Eraserhead del grande Lynch: i due condividono atmosfera, situazioni, dialoghi e la scena con i bambini che piangono sembra quasi un omagio al regista statunitense.

Il cast è la parte che meno mi ha convinto. Personalmente non conoscevo nessuno degli attori ed il protagonista non mi è piaciuto molto, non l'ho trovato particolarmente spontaneo; al contrario ho apprezzato parecchio la prova recitativa di Mirielle Perrier che, nelle scene finali, ricorda molto Reneé Falconetti nel capolavoro di Dryer La Passione di Giovanna D'Arco.


Altra piccola nota negativa è sulla velocità della narrazione: il caos mentale di Alex è tutto ciò che ci circonda e questo, se a volte crea un'atmosfera onirica e grottesca, a volte risulta un esercizio di stile di Carax forse troppo alternativo e pretenzioso, oltre che lento e anche un po'noioso. Questo però non deve demoralizzarvi, nel complesso il film è comunque ideale per chiunque ami il Cinema d'Autore, quello alternativo che racconta storie ordinarie in modo extra-ordinario.

Giudizio complessivo: 8
Buona Visione,


Stefano Gandelli




Trailer



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