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Last Shift



Regia: Antony Di Blasi


Gran bella scoperta davvero, un film verso cui nutrivo poche aspettative e che, nella migliore delle ipotesi, avrei pensato di valutare come un sufficiente filmettino di intrattenimento e che invece si è mostrato essere molto di più.

All’inizio senza aver letto nel dettaglio la trama, mi aspettavo di trovarmi
dinanzi ad un classico home invasion, anzi in questo caso sarebbe stato più corretto parlare di Police Station invasion, se mai esistesse il termine (ed in caso contrario me ne approprio la paternità). Risulta pertanto chiaro come ben presto la sorpresa abbia colto me e chi con me stava guardando il film.

Un plauso va quindi al regista, quel Anthony DiBlasi, che già avevo apprezzato molto in “Dread” (che consiglio vivamente a chi ancora non se lo è gustato) e che qui si è ripetuto alla grande.

La storia in fin dei conti è piuttosto semplice e in questo contesto l’ho trovata una soluzione tutto sommato vincente, dal momento che in questo modo l’attenzione si può concentrare ben presto su altro, non dovendo sforzarsi eccessivamente a seguire le vicissitudini di questa poliziotta che ben presto si pentirà di non aver seguito l’istinto, che ad un certo punto le aveva pure suggerito di abbassare le orecchie e fuggire a gambe levate dal suo nuovo luogo di lavoro.

Le vicende paranormali legate alla famiglia Paymon, all’inizio potrebbero far storcere il naso, mentre via via che si va avanti iniziano a prendere bene e pure l’esasperazione del concetto di jump scare (qui veramente sfruttato a lungo, per non dire abusato) non dispiace. Ci troviamo in fin dei conti di fronte ad un film horror, quindi ben vengano quasi tutte le svariate apparizioni piazzate qui è là a tradimento dal regista, in alcuni casi però probabilmente superflue e poco funzionali alla vicenda e piazzate esclusivamente solo per fare “Buh”, ma dato che spesso mi sono trovato a commentare negativamente alcuni film definiti e soprattutto autodefinitisi horror, proprio per l’assenza di scene che non ne giustifichino l’appartenenza al genere, non posso che fare uno strappo alla regola.

La protagonista, tale Juliana Harkavy, se la cava davvero bene ed è una vera rivelazione dato che non credo abbia fatto molto altro prima di questo lavoro.


Il finale poi l’ho trovato vincente, così come tutto il film in fin dei conti. 


Giudizio complessivo: 7,5

Luca Rait




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