Gleemen - Oltre, Lontano, Lontano...



Un'altra recensione che mi ha messo veramente in crisi è quella di questo disco dei Gleemen.L'ho consumato. Ormai lo so a memoria. Il fatto è che questo disco è troppo bello. Davvero troppo bello.Non ci dovrebbe essere nulla da dire. Bisognerebbe ascoltarlo e basta.Eppure,... devo sforzarmi per descrivervelo.Va bene. Ma di solito mi piace recensire talenti emergenti, magari anche molto bravi, che però non hanno ancora alle spalle quell'esperienza che serve per fare di loro gli artisti che vogliono diventare.Qui invece stiamo parlando di ragazzi, per così dire, che la loro carriera se la sono fatta, e anche alla grande.Altro che recensione, altro che critiche. Quando parlo degli artisti in oggetto ho solo rispetto e ammirazione. Qui c'è solo da imparare.Ma andiamo con ordine.
I Gleemen sono nati nel 1965, fondati dal chitarrista Bambi Fossati. Ai tempi ebbero un discreto successo e proseguirono questa crescita artistica e di pubblico cambiando nome in Garybaldi.Ultimamente però Bambi purtroppo non gode di ottima salute.Per questo, tanti suoi amici hanno preso ad andare a trovarlo con una certa frequenza, tra cui anche i vecchi membri dei Gleemen. Così questi, stringendosi affettuosamente attorno ad una persona cara, hanno riportato in vita un progetto sopito da anni, invitando per questa bella causa più amici a suonare che potevano.Già quindi potete capire che è un lavoro fatto col cuore. E da professionisti veri. Che hanno avuto
modo di lavorare davvero quando di lavoro ce n'era a volontà.Bene. Dopo questa premessa vado nel dettaglio del disco.Classificarlo in un genere è un tantino complicato.
Sicuramente ci si può sentire del rock, misto a blues, un pochino, ma davvero poco poco, progressive anni '70, ma con dei suoni straordinari, realmente vintage ma registrati e curati con la sensibilità e l'orecchio del terzo millennio da un giovane talento, Alessandro Paolini, che ha fatto un lavoro davvero esemplare.

Maurizio Cassinelli, oltre a suonare la batteria, è il principale autore dei pezzi del disco. Il suo stile è inconfondibile e i testi raccontano situazioni surrealistiche, quasi oniriche. Sono davvero divertenti.Anima di Gomma è la prima traccia. un rock-blues in cui l'autore cerca di farsi una ragione di una delusione d'amore: "Anima di gomma, non ne fare un dramma. Certamente al mondo non è l'unica donna. No, no, no!Qualche cosa farò!". Sarebbe bello in quei momenti mantenere questa lucidità. A me non è mai capitato! Ma sicuramente in certe situazioni una canzone del genere potrebbe essere di grande aiuto! :-)Spiccano gli assoli di chitarra dei grandissimi Mauro Culotta e Marco Zoccheddu. Vi consiglio caldamente di cliccare sui link, così almeno vi potrete fare un'idea del calibro dei personaggi di cui vi sto parlando!La seconda traccia è una specie di cavalcata, si intitola "La Grande Carovana". Ha un ritmo incisivo, quasi affannoso. Anche le voci sono registrate in maniera poco precisa, proprio come scelta artistica, per dare l'idea di una sorta di corsa per raggiungere,... mah! Non ho capito cosa,... Non è una corsa contro il tempo, è più una corsa euforica! Forse un viaggio verso la sintonia di tutte le cose? Chissà,...
Il terzo pezzo è un brano più lento: "Canzone dei cuori semplici". Infonde un senso di pace. Mi viene in mente a quando, già in preda alle mie insicurezze, mi arrivano i fantastici consigli di chi vuole saperne più di me e mi dice: "Fai così, fai cosà!", e io non voglio ascoltare nessuno e voglio fare di testa mia, come dice la canzone:" E non vogliamo sentirci dire quello che dobbiamo fare, ogni cuore semplice lo sa!". Questo pensiero fa stare in pace con se stessi!...E dopo,... per antitesi,... Skizoid Blues. Una registrazione di Bambi, quando era ancora in splendida forma, che crea un mondo di emozioni con una pioggia di note graffianti.Non ho conosciuto Bambi di persona, ma l'ho sentito suonare una volta dal vivo. Aveva la stessa strumentazione che usa in questo pezzo: una chitarra rossa artigianale con un suono da paura, costruita apposta per lui negli anni '90 da Federico Lowenberger (il più grande maestro liutaio genovese purtroppo 
recentemente deceduto il 9 Ottobre 2013), abbinata ad un amplificatore Brunetti.

Qui non ci sono parole. Non servono. Solo musica.La quinta traccia è un po' malinconica. Si intitola "Il venditore di Palloni". Una serie di immagini surreali accompagnate da un arrangiamento in tre quarti, che conferisce già di per se un senso di mancanza, con un tempo abbastanza largo ed enfatizzato sugli accenti, il tutto condito dall'aggiunta di archi suonati da Roberto Piga, violino, e di nuovo Alessandro Paolini, che collega con un elegantissimo violoncello, questo con il brano seguente, di nuovo un altro pezzo di Bambi, intitolato "In una stanza".Qui ci vuole un respiro profondo.Di solito ascolto la musica più assurda, anche il metal, quello più brutale e incazzoso.Eppure in confronto a questo pezzo, a ripensarci, i gruppi prima menzionati potrebbero tranquillamente essere la colonna sonora di "Vola, mio mini-pony!".Davvero. Non so descriverlo in altro modo. Qui Bambi mette in musica tutta la rabbia, il dolore e la debolezza dati dalla consapevolezza di non poter combattere la negatività.
Questa volta le parole ci sono e tagliano come coltelli: "...E l'uomo che non vede, perché non vuol vedere, e l'uomo che non sente, perché non vuol capire!". Mi commuovo ogni volta.







Il pezzo successivo, "Stelle di vetro", riporta il sereno. Ritorno a respirare. E riprendono immagini immagini oniriche, anche un po' bucoliche. Il ritmo è un rock morbido, che riporta il sorriso, anche grazie al gioco di assoli di Mauro Culotta e Giampaolo Casu che si inseguono intervallandosi, prima uno poi l'altro per un numero indefinito di volte, quasi come una piacevole chiacchierata. :-)Segue il brano "Nel mio cortile". Un rock un pochino più veloce ed incisivo, condito dall'assolo di sax di Martin Grice (Delirium) e di nuovo dalla chitarra di Mauro, che qui, oltre alla ritmica e all'assolo della coda del brano, come fa anche in "Anima di Gomma" e nel pezzo successivo "Solo Amore", usa un pedalino della Marshall, il Supervibe, che riproduce un suono molto simile a quello dell'organo Hammond, anche se è suonato con la chitarra. In effetti al primo ascolto credevo fossero tastiere! :-)Eh, e qui il mio pezzo preferito del disco: "Solo Amore".
Qui l'effetto onirico e surrealista dei testi di Maurizio viene fuori all'ennesima potenza!"L'aria del mattino è tiepida,.... Il fornaio è già cotto,...  Il lattaio si è rotto, con la bici nuova se ne va, mentre dorme sotto il sole la città". Mi fa troppo ridere!!! ...Un breve intermezzo di chitarra che è un obbligato, sempre suonato da Mauro, con un suono caldo che ricorda un po' i Beatles, e poi di nuovo: "Se perdi un treno alla stazione in mezzo al bosco passerà, ...non c'è più niente che funzionerà, solo amore resterà!". Amo i lieti fini. Solo amore resterà. E su questa frase parte la lunghissima coda del brano. Sono cinque tracce di chitarra tutte incise da Mauro in cui svisa su ognuna, che unite tutte insieme hanno un effetto psichedelico trascinante.E infine l'ultimo pezzo: "Oltre, lontano, lontano", il pezzo che dà il titolo al disco. Un blues molto morbido che rimanda a qualsiasi cosa oltre, lontano da qui, in un posto da sognare, mentre la musica lentamente sfuma, come sfuma il sogno di tutto l'album, mentre si ritorna allo stato di coscienza.E immagino il mattino, con il sole dell'alba che penetra dalla finestra, e rende tutto dorato in un momento sospeso tra l'illusione e un piede fuori dalle lenzuola, un istante prima di alzarsi, mentre dal nulla compare una

stupenda e dolcissima ghost track.

E voi,... fatevelo anche voi questo viaggio nel mondo della fantasia, perché merita davvero!Qui trovate il link per comprare questo stupendo cd: www.progarchives.com

Laura Ferrarini