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Arrapaho


Regia: Ciro Ippolito

Il Morandini definisce la pellicola “Il più brutto film della storia del cinema italiano”. Iniziamo bene!

Nel 1984, uscendo da un cinema in cui era stato appena trasmesso il capolavoro comico Monty Phyton – Il Senso della Vita, il cineasta napoletano Ciro Ippolito ha la brillante idea di fare un film con lo “stesso” tipo di umorismo nonsense e chi meglio degli Squallor (gruppo goliardico partenopeo dall’umorismo sbloccato, surreale e volgarotto) poteva partecipare a questo progetto?

Nu cazz di nisciun! 


Così, con un pugnetto di lire in una mano e una sceneggiatura scritta in una notte nell’altra, la compagnia Ippolito & Squallor girarono in sole 2 settimane Arrapaho, parodia del mondo degli indiani d’America, e il risultato è PAZZESCO (non siamo di certo ai livelli di genialità di Monty Phyton – Il Senso della Vita, ma la follia demenziale è la stessa): capi tribù in Oregon che parlano napoletano, nomi assurdi (Scella Pezzata, Palla Pesante, Latte Macchiato…), spot pubblicitari poco divertenti messi a caso tanto per allungare la durata, il narratore (il grandissimo Alfredo Cerruti e il suo indistinguibile timbro vocale) che NON RIESCE A NON RIDERE raccontando l’assurda storia di Scella Verde, scene ripetute tipo Boomerang di Instagram (loro predissero già nell’84 tutto questo), battute da osteria di quart’ordine di Detroit (“Ed ecco una mandria di cavalli che non fanno altro che chiavare dalla mattina alla sera!”), giganteschi falli di animali e di legno (“il Sacro Totem”) e un finale (che cita l’omonimo album degli Squallor) in cui il regista interpreta il ruolo del direttore d’orchestra e ovviamente tutta questa scena NON C’ENTRA UN CAZZO CON TUTTO IL FILM.

Questo film è brutto? Si, orribile.

Questo film è una stronzata? Si, enorme.

Questo film è un capolavoro? Si, ma allora c’è qualcosa che non quadra, o qualquadra che non cosa?

È talmente brutto da essere bello: vedere una tribù come i Froceyenne (oggi un film così sarebbe subito ritirato, perbenisti del cazzo!) che ascoltano alla radio ‘O tiemp se ne vá degli stessi Squallor è orripilante, ma al contempo meraviglioso, come trovarsi in una situazione di merda ma divertirsi un mondo. Questo è Arrapaho


Unica nota sicuramente positiva è la colonna sonora di Totò Savio e soprattutto i due temi principali che accompagnano il film, fatti veramente bene.

Daniele Pace (il paroliere del gruppo) nel ruolo del capo tribù Palla Pesante fa morire per quanto cazzo improvvisi tutti i monologhi che fa (con il pony Alboreto o quando scava per trovare il petrolio soprattutto), mentre nel ruolo del bellimbusto Arrapaho troviamo Urs Althaus, l’Aristoteles de L’allenatore nel pallone.

Nonostante lo scarsissimo budget di produzione, Arrapaho fu un successo di pubblico clamoroso: 5 miliardi di lire e un sequel l’anno dopo, Uccelli d’Italia, che mi devo ancora vedere (con annessa recensione, ovviamente).

Ho detto tutto mi sembra….ah ecco di cosa mi sono dimenticato di parlare: della “TRAMA”! 


Seguiamo le vicende di Scella Pezzata, bellissima ragazza innamorata di Arrapaho ma corteggiata selvaggiamente da chill cess’ de Cavallo Pazzo, intanto il capo tribù dei Cefaloni Palla Pesante dà lezioni ai suoi uomini su come procrearsi e aspetta con ansia l’arrivo della pioggia, dopo un anno di siccità.

In parallelo con questa storia ci vengono mostrati diversi break, di massimo 5 minuti, alcuni carini (Berta), alcuni discreti (Travel Trophy), alcuni pessimi (Pierpaolo a Rio).

INVECCHIATO MALISSIMO, ARRAPAHO È L’APOTEOSI DEL TRASH.

UNA STRONZATA DI CAPOLAVORO O UN CAPOLAVORO DI STRONZATA?

AI POSTERI L’ARDUA SENTENZA!

INCLASSIFICABILE.

VOTO: ?
Enjoy,





Inizio film



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