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V/H/S 2


Regia: Vari registi

Indubbiamente la trilogia (per ora) V/H/S riveste un ruolo importante nel panorama delle antologie horror degli ultimi tempi, soprattutto per gli appassionati del genere found footage, e questo secondo capitolo della serie di certo non delude le aspettative.
Già la prima immagine di quelle super bombe mette immediatamente di buon umore e ci aiuta nell’andare a scoprire uno via l’altro i 5 episodi che compongono questa antologia.


Tape 49 (diretto da Simon Barrett)

Due detective devono indagare sulla scomparsa di un ragazzo e, nel farlo, si imbattono nella solita mega collezione di VHS e probabilmente in qualcos’altro.
Trattasi del solito segmento cornice, grazie al quale si mette in moto tutta la baracca. La presenza che osserva Ayesha durante la visione dei tape è piuttosto inquietante e la risoluzione finale non dispiace. Ma per il resto non offre molto, un po’ come nel caso del primo episodio. Introduce bene la faccenda, la conclude e stop.



Phase I Clinical Trials (diretto da Adam Wingard)

Un uomo (che tra l'altro è impersonato dal regista Adam Wingard) perde un occhio dopo un incidente in auto e si farà impiantare una sorta di occhio bionico per colmare la perdita. Probabilmente si pentirà della scelta.
Fina da subito, appena dopo l’operazione, l’interesse per capire cosa andrà storto nel nuovo occhio è alta e l’idea di usare proprio l’occhio stesso come telecamera è buona e originale. Le visioni/apparizioni garantiscono tensione e pure qualche apprezzato jump scare, amplificando la sensazione che non sai mai cosa ti apparirà dietro l’angolo. Fatto molto bene, anche la scena nella piscina.



A Ride In The Park (diretto da Eduardo Sanchez e Gregg Hale)

Una tranquilla sgambata in bici nel parco si tramuterà in un incubo quando compariranno sulla scena delle figure che davvero non possono mai mancare in una antologia horror: gli zombies.
È chiaro che ormai si è visto di tutto con protagonisti i nostri cari morti viventi per cui è lecito aspettarsi qualcosa di più del solito compitino. E a tal proposito risulta buona l’idea della trasformazione vissuta in prima persona e la ripresa dal punto di vista dello zombie, non credo se ne siano viste molte. Buono anche l’uso del sangue, il finale però non mi ha convinto più di tanto, uno zombie che si rispetta non deve vergognarsi della sua condizione!



Safe Haven (diretto da Timo Tjahjanto e Gareth Huw Evans)

Alcuni ragazzi decidono di intervistare il bizzarro capo di una sorta di comunità indonesiana, recandosi direttamente sul posto. Si renderanno conto di aver avuto idee migliori nel corso della loro vita.
Un episodio davvero delirante, probabilmente il migliore della serie, con tantissima carne al fuoco, che in un primo tempo potrebbe pure sembrare troppa, ma in fin dei conti non preclude uno svolgimento a volte poco chiaro, ma nel complesso allucinante e coinvolgente con alcune scene davvero pregevoli (vedi per esempio quella della tizia a gambe aperte sotto il lenzuolo). Il sangue non manca nemmeno qui e sul finale ci godiamo pure la mitica figura della bestia che, con quel suo “Papà”, strappa perfino una risata.



Slumber Party Alien Abduction (diretto da Jason Eisener)

Alcuni ragazzi, vista l’assenza dei genitori, pensano di trascorrere una tranquilla giornata divertendosi ognuno a modo suo. Ma qualcun altro si divertirà più di loro.
Apparentemente questo è il corto più banale dato che in fin dei conti si tratta di una semplice e mirata invasione aliena, dove gli stessi invasori sono proprio come tutti noi ce li aspettiamo. Ma il buon Jason Eisener (visto in Hobo With A Shotgun, uno dei miei film preferiti, e nell’ottimo corto Treevenge), riesce a creare un episodio davvero convincente, giocando su sonorità fastidiose e luci al limite della psichedelia che, insieme alla felice scelta del cameraman improvvisato (il cane della famiglia), rendono vincente un segmento che altrimenti sarebbe stato banolotto anziché no.



Nel complesso è lecito affermare che in questo secondo capitolo non ci sono punti deboli e l’interesse si mantiene vivo durante tutta la visione. Le riprese inoltre sono meno moleste, probabilmente anche in virtù delle scelte originali di cui ho già parlato prima.

Di certo non è inferiore al primo ed anzi, proprio per l’assenza di segmenti deludenti, risulta di poco superiore.

Giudizio complessivo: 7.5
Enjoy,





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