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Machete


Regia: Robert Rodriguez



"Machete don’t text… Machete improvises!"

Questa è la frase più celebre nonché più ignorante di uno dei personaggi più meravigliosamente ignoranti calati sul piccolo schermo da quel gran genio di Robert Rodriguez, che ormai è diventato una garanzia.

La sua prima inquadratura, con quel bel primo piano in macchina che spaventerebbe molti dei vostri figli è assolutamente meravigliosa e quando poco dopo impugna il machete ribadendo (come se ce ne fosse bisogno) che “This is the Boss” scatta obbligatoriamente l’applauso della follaQuesto infatti è solo l’inizio di un vero trionfo di arroganza e tamarraggine, come non se ne vedeva da un pezzo e la carneficina iniziale mette giusto in guardia lo spettatore sulla piega che prenderà il film nelle fasi seguenti.

Peccato solo che Machete subito si fa inculare come un pirla, perdendo apparentemente qualche punto se qualcuno non conosce bene la storia o lo sta vedendo per la prima volta (sì perché è scontato che dopo la prima ne seguiranno molte altre); quel punto tuttavia sarà abbondantemente recuperato poi con gli interessi ed appare chiaro che quella sequenza serve principalmente ad introdurre un appesantito Steven Seagal che dimostra in questo film di non essere proprio capace a morire (e vorrei vedere…in tutti i suoi film ha collezionato più uccisioni di tutta la popolazione cinese, emigranti compresi).



Di Michelle Rodriguez ero già innamorato dai tempi di Fast And Furious, quindi non sto a soffermarmi su di lei più di tanto (ti prego perdonami!), mentre per quanto riguarda il discorso Jessica Alba… vabbè lasciamo perdere, innamoramento immediato versione 2.0.

Le scene clamorose son talmente tante che ricordarle tutte appare complicato, ma alcune sono indimenticabili come per esempio:

  • la fuga dall’ospedale calandosi dalla finestra appeso all’intestino ancora attaccato al malcapitato possessore;
  • i televisori messi a formare un crocifisso nella chiesa del povero fratello di Machete;
  • la battaglia con i buttafuri di Booth a colpi di tagliaerba;
  • la parata di mezzi iper-tamarri della rete quando entrano in azione verso la fine;
  • tutte le fasi della guerriglia finale con il ritorno della Rodriguez e tutto il contorno;
  • l’epilogo della battaglia, intendo proprio l’ultima immagine, dove Machete si erge col Machete in alto e tutti stanno sotto ad emularlo come fosse il loro Dio.
Ecco proprio quello sarebbe stato un finale perfetto, ma anche quello che è stato ritagliato dal regista ci sta dibbrutto ed in breve può essere riassunto con un “Fuck De Niro/McLaughlin e Viva Machete!” (e Danny Trejo ovviamente, che sembra essere nato apposta per fare questo film).



Ah poi vabbè c’è tutto il discorso di fondo sull’immigrazione che in un film diverso da questo potrebbe pure essere preso in minima considerazione, ma dato il contesto qui passa in secondo piano e serve solo a cucire una trama (per altro neppure così scontata) utile a far sfogare Rodriguez e la sua sete di ignoranza.

Un sito di cinema che ancora non ha la recensione di Machete non appare di certo credibile, per cui meglio rimediare in fretta a questa lacuna. 


Giudizio complessivo: 8.5

Buona visione e alla prossima,

Luca Rait




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