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The Art Of The Steal - L'Arte Del Furto


Regia: Jonathan Sobol


Trama iniziale

Un'affiatata banda criminale si è specializzata nel furto di quadri. Il loro prossimo obiettivo però non si trova in una galleria d'arte, ma è un Gaugain trafugato. Sta per essere comprato da un boss della mala dai tizi che lo hanno rubato. Prima però deve accertarsi della sua autenticità. E' qui che entrano in azione i nostri audaci rapinatori, che hanno intenzione di impossessarsene durante il test ufficiale. Il piano, come prevedibile vista l'introduzione in carcere, non va a buon fine e l'autista del gruppo si becca sette anni da scontare in una temibile prigione polacca.

Una volta uscito non ha più un lavoro né degli amici su cui fare affidamento e così di dedica a quello che sa far meglio: lo stuntman su una motocicletta. Ma il pubblico non vuole vederlo fare le acrobazie, bensì brama una sua rovinosa caduta dalla sella. Decisamente il gioco non vale la candela e non potrà durare ancora a lungo.

Dunque, quando gli si presenta la giusta opportunità, con l'aiuto del suo apprendista e della sua nuova compagna, decide suo malgrado di rimettersi in carreggiata e di tentare un nuovo colpo. Tuttavia per riportare in auge il vecchio gruppo sarà necessario superare qualche frizione del passato. Infatti la mente della banda, il suo fratellastro, si vedrà costretto a chiedere scusa per averlo lasciato marcire in carcere..



Recensione no-spoiler

Davvero una sorpresa inaspettata. Man mano che andavo avanti col film mi chiedevo: "Dai, quand'è che si trasforma in una puttanata, non è possibile che non abbia mai sentito parlare di un film così figo!". E, che ci crediate o meno, quel momento non è mai arrivato, anzi sul finale hanno addirittura superato le mie aspettative che mi ero creato in fieri.

Si colloca dunque nel mio podio personale dei migliori heist-movie (quei film dove si rubano cose), quasi al pari di quell'Ocean's Eleven che rivedo ogni volta con lo stesso piacere. Qui ci sono tutti gli elementi di base, come impostazione è molto manierista, si pensi ad esempio alle transazioni di scena, alle presentazioni dei personaggi tutti rigorosamente con un soprannome. 

Lo svolgimento poi riesce a catturarti nel profondo, tenendoti sulle spine dall'inizio fino alla fine. Il ritmo è così serrato che non ti dà il tempo di dare ascolto alla tua vocina interiore che a un certo punto ti avverte: "C'è qualcosa che non torna, finora è filato tutto fin troppo liscio", e infatti...

Ottima prova dunque per un regista, Jonathan Sobol, qui alla suo primo vero lavoro. Il merito è doppio perchè ne ha curato la sceneggiatura, come detto sopra di abile fattura vista la conclusione. Curioso il fatto che abbia deciso di ambientare la storia nel suo luogo natio, le Cascate del Niagara.

Inoltre rassicura la presenza di volti noti e ti fa ben sperare per cosa siano capaci da lì in avanti. Buona come al solito la prova di Kurt Russel, decisamente ingrassato rispetto agli anni d'oro, e anche quella di Terence Stamp, che possiede un'espressività e che io adoro. Il comic-relief e le relativa risate sono garantite dalla presenza dell'agente dell'Interpol Bick, tra le caricature del poliziotto meglio presi in giro da lunghissimi anni. Pessimo come al solito Jay Baruchel, davvero non capisco se ci è o ci fa. O ogni volta gli affibiano ruoli di merda oppure è proprio lui che non mi fa ridere, anzi mi crea qualche fastidio con la sua presenza in scena.


Consigliatissimo agli amanti degli heist-movie, troveranno pane per i loro denti; sconsigliato ai tutori della legge, decisamente non è un film che li elogia



Giudizio complessivo: 7.7

Buona visione e alla prossima,

Bikefriendly




Trailer



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