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L'Eredità


Regia: Per Fly


Trama iniziale
Un danese, di famiglia più che benestante, ha deciso di lasciare gli affetti e di trasferirsi a Stoccolma. Qui apre un ristorante e trova la donna della sua vita, una promettente attrice in un teatro locale. I due si amano appassionatamente e progettano una lunga vita di coppia.

Tutto sembra a posto quando il padre di lui, tra un viaggio di lavoro e l'altro, passa a salutarlo e a vedere come sta. Non poteva certo immaginare che da lì a poche ore si sarebbe tolto la vita. Scioccato, gli tocca quindi tornare in patria e organizzare il funerale, essendo lui il primogenito.

Il gesto del padre è motivato da una montagna di debiti che col tempo non è riuscito a colmare. Ecco dunque che spetta a lui, anche se nolente, prendere in mano le redini dell'azienda di famiglia e cercare di trovare una via di fuga. Ma la grandezza della fabbrica, il polo siderurgico più grande della Danimarca, non consente altre soluzioni se non quella di un taglio netto della manodopera e l'avvio di trattative per la fusione con una concorrente francese.

Insomma, si ritrova catapultato in un'ambiente che lo aveva logorato già negli anni passati e che infatti aveva voluto lasciare, in una situazione quanto mai delicata. La sua compagna tenterà in tutti i modi di amare l'uomo che aveva conosciuto, ma Christoffer non sarà mai più la stessa persona..


Recensione critica
Ha soddisfatto appieno le mie aspettative, elemento che non va trascurato. Direte voi, che aspettative avevo? Quelle di godere di un film scandinavo e drammatico. Stop. Chi conosce lo stile più o meno sa a cosa va incontro, con tutti i suoi pregi e difetti. Rispetto alle pellicole a cui magari siamo più abituati, qui i ritmi sono molto più dilatati, si prende il giusto tempo che serve per creare angoscia nello spettatore. La sfera poi, come si può capire dal titolo, rimane prettamente familiare. Si da quindi largo spazio al dramma umano interiore del protagonista.

Scandinavi che dunque reputo i più vicini depositari del teatro classico greco: sanno come costruire una storia, sanno come creare una rete di personaggi solida, sanno come rompere l'equilibrio e sanno infine come farti rattristare. Lo sceneggiatore è riuscito a scrivere un racconto assai verosimile, con una forte componente attuale data la diffusa crisi del settore dell'acciaio, specialmente in Europa. Quelli che più mi ha stupito è che non cade mai in contraddizione, viene sempre data una spiegazione a tutto e sta a noi decidere per chi parteggiare. Personaggi dunque fortemente caratterizzati che alla fine ti sembra quasi di averli conosciuti.

Le ambientazioni risultano ben curate, anche se è l'ultimo aspetto da considerare in questo tipo di film. La fotografia invece porta a a casa un risultato senza infamia né lode: talmente lineare e arida che la narrazione scorre con fluidità senza che te ne accorga. Ti accorgi invece della bassa qualità dei mezzi a disposizione del regista, spesso intuisci che la telecamera e l'addetto non rispecchiano proprio il top presente allora sul mercato (parliamo del 2003). Gli attori scelti arrivano e tornano dall'anonimato, non vi aspettate quindi di riconoscere qualche volto noto.

Ah, non aspettatevi neanche un lieto fine, come vuole il genere drammatico che si rispetti, tanto più se di origini scandinave, la storia deve concludersi in maniera negativa.


Consigliato a chi potrebbe essere interessato a una storia intima e dannatamente triste; sconsigliato a chi da un film, anche drammatico, pretende un ritmo sostenuto.



Giudizio complessivo: 7.5

Buona visione e alla prossima,

Bikefriendly




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