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Drag Me To Hell


Regia: Sam Raimi


Trama iniziale

Probabilmente non lo saprete, ma esiste uno spirito assetato di sangue che di diverte a molestare le persone per poi trascinare la sua anima all'inferno. I prediletti di questo Lamia sono le vittime delle maledizioni, che tormenta per tre giorni fino a che, ormai stremate, quasi quasi trovano sollievo a farsi risucchiare da un buco infernale.

La protagonista della nostra storia però è Christine, una giovane impiegata di banca che cerca il riscatto dopo una vita adolescenziale non delle migliori. Figlia di contadini, ora è fidanzata con un ricco ricercatore e da lì a poco conoscerà i suoi genitori, che certo non stravedono per una nuora venuta dalla campagna.

Così al lavoro cerca di mettersi d'impegno per ottenere una promozione, ma deve fare i conti con un suo collega-rivale alquanto leccaculo e insopportabile. Punzecchiata quindi dal suo capo, dovrà prendere una difficile decisione riguardo una sua cliente. 

Questa vecchia è molto indietro coi pagamenti del mutuo e un'ulteriore proroga le sarebbe d'aiuto, ma condannerebbe Christine a una vita alla scrivania per l'incapacità di assumersi dure responsabilità. Quello che però la sventurata non può sapere è che la tizia in questione pratica la magia nera e sa come maledire letteralmente una persona..



Recensione no-spoiler

Fantastico questo mio primo incontro con Sam Raimi in versione horror. Chiedo venia infatti se finora ho visto soltanto la sua trilogia di Spiderman e, nonostante alcune critiche aspre che ho sentito in giro, devo confessare che quella saga l'ho amata. Davvero, mi ha proprio coinvolto. E i cattivi per una volta mettevano in seria difficoltà l'(anti)eroe di turno!

Pure qui la controparte antagonista ha il suo perché. Voglio dire, parliamo di un demone caprino che si diverte a molestare le persone, senza lasciare traccia del suo passaggio se non giusto la distruzione che si porta dietro. Può infiltrarsi sotto le porte, è dotato di una forza sovrumana, fa i dispetti, compare e scompare. Semplicemente perfetto: quello che ci vuole per un cagasotto come me.

Ma ancor più riuscito è il personaggio della zingara. Sempre in bilico tra una parte comica e una inquietante. Mi ha fatto ridere a crepapelle così come spaventare a morte. Onestamente non mi ricordo nessun altro che sia riuscito a fare lo stesso. Come presenza poi non ha rivali: è la personificazione dell'idea di una fattucchiera con quell'occhio malato, le unghie che definirle mal curate è un complimento, ecc ecc.. Mi ricorderò per sempre di questo film solo grazie a lei.


Molto del merito va quindi proprio a Raimi, capace di tirare fuori dal cilindro una pellicola coi controcazzi. Magari tutti gli horror fossero così, anche se avrei un'aspettativa di vita inferiore per tutti gli infarti che avrei sul groppone. Qui infatti ne vengono indotti in gran numero, anche se alcuni spaventi li ho trovati piuttosto chiamati.

Inoltre devo aggiungere che per una volta si è prestata una certa attenzione alla trama principale, almeno nella fase iniziale. Ben descritto dunque il dilemma della giovane indecisa se dare una svolta alla sua carriera, e quindi alla sua vita, oppure ascoltare il suo cuore. Questo dubbio mi ha talmente catturato che non vedevo l'ora di sapere cosa avrebbe deciso. E la sapienza del regista si coglie dal far intendere allo spettatore il percorso decisionale tramite le immagini e non con uno spiegone verbale (per esempio con il fidanzato).

Vi prometto che colmerò appena possibile la mia lacuna nei confronti di Raimi, trilogia de La Casa su tutte.


Consigliato a chi vuole trascorrere la serata con un horror ansiogeno, ma che decisamente non si prende sul serio; sconsigliato agli amanti del finale che ti lascia di stucco.



Giudizio complessivo: 7.3

Buona visione e alla prossima,

Bikefriendly




Trailer (spoileroso!)




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