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Kept Woman



Regia: Michel Poulette


Discreto thriller dall’ambientazione davvero minimal (una casa sostanzialmente), che offre alcuni buoni spunti e alcune banalità evitabili che lo rendono di fatto un semplice prodotto televisivo, destinato ad un intrattenimento senza troppe pretese.

L’impegno per renderlo accattivante hanno tentato di metterlo, anche se con discutibili risultati, si legge infatti:
  • 'Dagli sceneggiatori di Forget And Forgive'.. e sticazzi aggiungerei, dato che non è che sono andati a citare proprio un capolavoro; 
  • 'Vietato ai minori di 12 anni'.. e sti gran cazzi allora, dato che ciò che può essere considerato visibile da un tredicenne non è che sconvolga più di tanto;
  • 'Ispirato da una storia vera', particolare questo più interessante, anche se sarebbe bello capire quanto sia stato fedele ai fatti e quanto si sia lasciato alla libera interpretazione.
Insomma ci hanno provato a renderlo appetibile, non come la non cena preparata dalla protagonista la prima sera del soggiorno nella nuova casa, con cui si guadagna il tifo avverso e una piccola speranza che la sua sbadataggine sia punita, facendola magari finire nell’elenco di quelle persone scomparse sulle quali tanto si diverte ad indagare nel tempo libero. Col passare del tempo la sua insopportabilità viene sagacemente fatta aumentare e l’entrata in scena del vicino, ottimamente interpretato da uno Shaun Benson vero valore aggiunto del film, cade proprio a fagiolo, sperando che ben presto inizi a fare il suo dovere. E poco dopo infatti veniamo esauditi. 



La curiosità che si viene a creare durante la visione giova sicuramente e i dubbi sul come reagirà la ragazza dinanzi alla sua nuova condizione iniziano a manifestarsi con convinzione. Si farà intrappolare in una sorta di Sindrome di Stoccolma, o reagirà facendo prevalere il senso di fuga e vendetta?

Ed è proprio in questo senso che si poteva fare un po’ meglio, forse anche a livello recitativo, dato che in molti momenti la risposta appare fin troppo ovvia. Un po’ meglio si poteva anche fare nella gestione della coglionaggine di Simon, che in più di un occasione ha dato l’impressione di non essere troppo concentrato sull’obiettivo finale. L’evoluzione della faccenda prende poi una piega un po’ troppo prevedibile e televisiva, per fare il filmone ci voleva ben altro, ma nel complesso il risultato può considerarsi più che sufficiente.

Come già accennato rimarco la grande prestazione di Benson, quella discreta della ragazza e quella non all’altezza del fidanzato, nonché sosia ufficiale del Niño Torres.  
Seppur preferendo un altro finale poi, non mi è dispiaciuto il senso del vivere prigioniero ripetuto nelle sequenze conclusive  e neppure il bacio alla copertina del libro, a testimonianza di un’ossessione tutt’altro che svanita.


Giudizio complessivo: 6.5

Buona visione e alla prossima,

Luca Rait




Trailer




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