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Leviathan


Regia: Andrej Zvjagincev


Nikolaj è un onesto lavoratore, meccanico, padre di un figlio, vedovo e da poco assieme ad una nuova compagna. Con la sua famiglia vive in una splendida casa accanto al mare di Barents e l’equilibrio familiare viene rotto quando il sindaco decide di espropriare
il terreno di Nikolaj per pochi soldi, così da riuscire a utilizzarlo per costruire.

Nikolaj si oppone e chiama come avvocato un suo vecchio commilitone dell’esercito a cui tiene come un fratello, alleanza pericolosa però che li vedrà tanto uniti nella battaglia legale quanto distanti sul piano affettivo.


La pellicola è davvero particolare, specialmente perché è uno dei pochi prodotti russi che riesce a fare una forte denuncia su praticamente ogni aspetto sbagliato della loro società. In primo luogo la critica va alle istituzioni corrotte, rappresentate dal sindaco che si destreggia tra corruzione ed estorsione, simbolo di un aristocrazia che dietro alla bella faccia cerca solamente di arricchirsi sulle spalle del popolo. La seconda forte critica è quella alla Chiesa Ortodossa, lontana dai valori insegnateci dalla Bibbia ma legata unicamente (o per la maggior parte) ad interessi privati di natura economica, mostrando il lato peggiore della religione tramite il prete ortodosso che spalleggia il sindaco nei suoi affari loschi.

La visione del regista è quindi assolutamente negativa e nemmeno nella natura l’uomo può trovare la pace, infatti il film abbonda di bellissime riprese naturali ma, guardando attentamente, si può notare come sia una natura fredda (domina il colore grigio), priva di vita (lo scheletro sulla spiaggia) e invasa dall’uomo (la chiesa semi-distrutta ed i tralicci elettrici).

La contrapposizione di tutta questa visione negativa del mondo è la casa del protagonista, creata per essere accogliente e colorata con tinte rosee e azzurre, paradiso destinato alla rovina. Come accennato, la splendida fotografia, tramite luci pacate e soffuse, riesce a conferire alle inquadrature sia di interni che ambientali un senso di vuoto alternato a qualcosa di mistico, una natura vivente che se ne frega dell’uomo e pensa solo alla sua sopravvivenza.

I personaggi sono scritti davvero bene e ognuno ha un preciso ruolo nella storia; ogni cosa poi ha un senso, anche se all’inizio avremo l’impressione che alcuni personaggi fungano solo da riempitivo.

A causa degli argomenti trattati, il film è stato censurato in Russia ma penso che sia una pellicola comunque importante sia come denuncia sociale sia come opera filmica a sé, da vedere il prima possibile, così da avere una diversa visione del mondo, diversa da quella che siamo abituati a vedere in Tv.

Giudizio complessivo: 7.8
Buona Visone,

Stefano Gandelli



Trailer


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