La Bottega che Vendeva la Morte: La Recensione del Film



Regia: Kevin Connor


Mentre appendiamo la targa “Chiuso per ferie”, diamo consiglio agli incauti turisti: se avete voglia di souvenir non fate i furbi, e controllate se il proprietario del negozio ha la faccia e i modi di Peter Cushing: ci teniamo a rivedervi e ad avere i vostri like sulla nostra pagina.

Il nostro Peter è un simpatico vecchietto dall’aria docile e mesta, con tanto di coppola in testa. Però anziché guardare i cantieri, fa il bottegaio e osserva i clienti che si scavano da soli la propria rovina, truffandolo o tirando sul prezzo. La bottega è l’Amicus britannica, e la specialità del negozio è l’horror ad episodi. Veh, varda chi!

In vetrina troviamo The Gate Crasher: un truffatore acquista uno specchio maledetto, abitato da uno spettro che manipolerà l’uomo. Riflettere prima truffare o finirai specchiato… Buon inizio con la mascella di David Warner, che fa le prove generali per Jack lo Squartatore e i ruoli da villain.

Sugli scaffali invece c’è An act of Kindness: un cliente dopo aver rubato una medaglia la spaccia per sua ad un mendicante. Questo però ha il volto di Donald Pleasence, con tanto di figlia Angela e non promette niente di buono… Padre & Figlia funzionano bene ed inquietano a dovere, non solo per la somiglianza. Buon numero due.




Dal bancone invece The Elemental: un altro cliente tenta di ciurlare su una tabacchiera d’argento, ma si porta a casa un Elementario (sic), uno spirito assassino compreso nel prezzo. Un vero affare… Più deboluccio, ma stemperato nell’ironia col personaggio della medium che sembra una zitella da Miss Marple.

The Door chiude il giro con un ragazzo che paga in banconote da una sterlina per una porta che di notte apre sulla camera blu di uno stregone del Seicento, imparruccato come Re Sole, il quale rapisce la moglie del ragazzo, e quando questi lo segue lo apostrofa mellifluo con: “Vieni, vieni. Due anime sono meglio di una”. E noi che ci lamentiamo dei mobili Ikea. Ma il ragazzo è stato onesto per cui…ci metterà un like.




Il settimo e ultimo fiore antologico nel giardino pestifero dell’Amicus, - prima del fuori tempo massimo di Il Club dei Mostri – è un omnibus ben oliato.

Nel ’73 la fase calante della casa è già iniziata e il film poteva essere un baraccone mediocre come Vault of Horror, con la solita cornice del contrappasso e storie fumettose; invece, si sforza di essere un po’ diverso senza rinunciare agli ingredienti tipici del genere, a partire (bene) sui titoli di testa con la carrellata sulle cripte dell’Highgate Cemetery (che istigano e appagano la mia voglia di vacanze in Inghilterra; ho già fatto i biglietti). Merito del regista Kevin Connor, giovane ma con voglia di fare: infatti è il motore di tutta l’operazione, prima di una regia pulita ed efficace, e poi perché è lui a portare ai dirigenti le storie di R. Chetwind-Hayes, uno scrittore più raffinato e realistico, ma non per questo meno macabro e soprannaturale.

Come sempre, non tutti gli episodi hanno la stessa qualità, anzi The Elemental, andrebbe deprezzato, ma non voglio beccarmi un anatema dal bottegaio Cushing, il quale peraltro a differenza del canone Amicus, dove la cornice racchiude le storie e svela la sciarada moraleggiante – e ormai prevedibile - , si salda col finale dell’ultimo episodio in un simpatico colpo di coda.

Un bel commiato al genere e ad un’epoca. Lo trovate in vetrina su Amazon Prime, vi basta premere play per entrare. Sarà un vero affare…

Ci vediamo a settembre.

Ding!



Trailer



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