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Madre!


Regia: Darren Aronofsky

Ok adesso ne ho la certezza, al Festival di Venezia non capiscono un cazz.

Ma come diavolo è possibile fischiare un film del genere??? Ora capisco se parliamo di persone cinematograficamente non esattamente ferrate che magari sentendo il nome “Aronofsky” pensano ad un mediocre e sconosciuto cabarettista di origini sovietiche, ma qui parliamo di gente che almeno sulla carta dovrebbe avere un minimo di competenza in materia. 

Ad ogni modo, e credo che si sia intuito (e nel caso non mancherò di sottolinearlo fino a che ne avrò voglia), ritengo che questo sia il capolavoro assoluto del nostro amico Darren che, dopo il tonfo annunciatissimo di Noah, aveva bisogno di pronto riscatto. L’attesa dunque era grande, credo di non aver mai aspettato con così tanta ansia di mettere le mani su un film e il risultato è stato a dir poco fenomenale, ancora superiore a perle del Calibro di Black Swan e Requiem for a Dream.


Quello che si percepisce è che ormai il regista abbia raggiunto una tale consapevolezza dei suoi mezzi, che non senta più la necessità di uniformarsi a determinati schemi narrativi, spingendosi oltre e fregandosene di tutto e di tutti. E si perché la sensazione, almeno inizialmente e durante la visione, è quella che ti stia prendendo amabilmente per il culo, costringendoti a stare incollato allo schermo nel tentativo di cercar di capire un qualcosa che probabilmente non capirai mai (ciòè, mi spiego meglio, tu stai ventilando la possibilità di non capire una beata mazza, ma te ne fotti perché comunque diventi via via consapevole che stai per assistere a qualcosa di “oltre”).

In realtà poi, grazie ad una seconda visione che è quasi d’obbligo e ad un confronto con altri appassionati che condividono la loro opinione sull’internet, nulla rimane celato, perché subito il film sembra una roba dannatamente intricata senza alcun nesso, ma poi ecco che il tutto si risolve con un semplice e meraviglioso inno alla vita.

E da qui saranno inevitabili alcuni spoiler, per cui leggete a vostro rischio e pericolo.

I riferimenti biblici sono chiari, il creatore e madre natura, visti sotto un aspetto più umano e materialista sono i protagonisti e i responsabili di ciò che è avvenuto, ed avverrà in futuro, l’Adamo tubercolotico con tanto di ferita sulla costola dalla quale troverà la vita una conturbante Eva, si presta molto bene per raccontare la favoletta più antica del mondo attraverso un punto vista sicuramente originale e i due fratelli litigiosi a causa probabilmente di un testamento non soddisfacente (per l’ambizioso Caino per lo meno) concludono perfettamente le vicende legate alla famiglia più longeva del pianeta. La venuta al mondo del presunto figlio del creatore, segna poi la fase più cruda e spietata del film, che mette in luce la parte non esattamente migliore dell’essere umano e non risparmia immagini forti e visivamente incisive che si fondono meravigliosamente con la manifestata esigenza di un perdono che appare l’unica soluzione possibile per ripartire da dove ci eravamo interrotti.

La bizzarra architettura sapientemente organizzata da Aronofsky riesce però a trovare la sua massima applicazione grazie ad un cast di tutto rispetto, ben assortito nonostante alcune perplessità iniziali.

Jennifer Lawrence è a mio avviso eccezionale, perfetta per il ruolo che le è stato attribuito e la troviamo sempre nella parte, con quel mix di tristezza, sofferenza e inevitabile confusione reso ancor più vero e genuino da convincenti espressioni e da intelligenti primi piani a lei dedicati per l’occasione. E a questo punto mi tocca davvero riconoscere un’abilità incredibile del regista nel far rendere al massimo le attrici di sesso femminile, perché dopo la Connelly e Natalie Portman (che resta comunque inarrivabile) abbiamo qui un altro esempio di missione stracompiuta.


Su Javier Bardem avevo qualche dubbio e, nel caso volessi iniziare a credere a qualche divinità creatrice del mondo e vegliante su di esso, non penso che la collegherei con facilità al faccione del nostro amico originario di Gran Canaria, ma nel complesso la sua prestazione rimane solida e credibile con lo sviluppo della vicenda. 


Grandissima è poi una matura (ma non per questo meno bona) Michelle Pfeiffer, che non sarà la super bomba sexy vista in Scarface, ma che riesce a rendersi meravigliosamente odiosa solo alzando una palpebra.


A questo punto dovrei aprire una lunga parentesi sul comparto tecnico, ma onestamente non ne ho voglia perché è già tutto perfetto così, davvero non ti viene neppure in mente di pensare alla fotografia, alla sceneggiatura o ad altre minchiate simili, perché sei talmente rapito dalla situazione che tutto il resto passa in secondo piano.

Al contrario del film che, a dispetto di chi vorrà criticarlo solo per presa posizione, resterà in primo piano per molto, ma molto tempo (almeno per quanto mi riguarda).

Giudizio complessivo: 10
Enjoy,





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