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Cult of Chucky


Regia: Don Mancini

Ennesimo capitolo della saga legata alla celeberrima bambola ideata e portata sugli schermi a fine anni ’80 da quel Tom Holland, da poco citato nella recensione del suo Thinner. E qui la domanda sorge spontanea, ne sentivamo il bisogno?

Dal momento che odio le serie infinite (fatta esclusione per quella di Saw che, come detto nella recensione di Saw 8, spero arrivi fino a Saw 1000) e che non sono mai stato un gigantesco estimatore di Chucky e delle sue scorribande, è chiaro che la risposta NO sarebbe la più immediata e scontata, ma una seconda (anzi settima) chance non la si nega quasi a nessuno.


E nel complesso devo ammettere che, pur non raggiungendo di poco la sufficienza, il film non è totalmente da buttare, a differenza di quanto mi aspettavo prima della visione, alla quale mi ero preparato convinto di non arrivare ad un onorevole valutazione di 2.8/10.

Certo è che pure la fase iniziale non aiuta a creare buone aspettative, con il povero Andy che, anziché trastullarsi con qualche porno d’autore o con perle del calibro di Serbian Film, si diverte a maltrattare ciò che è rimasto della testa del Chucky original, alimentando in pochi microsecondi l’idea di non trovarsi di fronte il capolavoro del secolo.


Le vicende all’interno dell’ospedale psichiatrico però non dispiacciono, anche se Milos Forman, sentendomi parlare di “vicende all’interno dell’ospedale psichiatrico” associate a questo film, probabilmente starà riflettendo che, in questo specifico caso, non vederci quasi più non è poi così un cattivo affare. Per chi invece può godere ancora appieno delle proprie facoltà oculari, occorre rimarcare che le varie storie creano all'inizio un buon intrigo, aiutato dal quel fascino che le bambole e i pupazzi riescono a sprigionare all’interno dei film horror (vedasi per esempio Dolls, Annabelle e Dead Silence).

Alcuni effetti gore non sono malaccio e contribuiscono a rendere intriganti diverse scene tipo quella dei vetri caduti dal soffitto e la tizia che non gradisce e perde la testa o quella dei 3 Chucky vs Carlos (“Posso ancora sentire Chucky dentro la mia testa”), con alcune spruzzate di humor che in queste circostanze ci sta sempre bene (sempre che non si esageri e si finisca col cadere nel grottesco).

Fiona Dourif, nei panni di Nica Pierce, non se la cava male, ma con quest’ultima considerazione finiscono ahimè i punti a favore della pellicola.


Ben presto infatti iniziano a fare capolino i primi sbadigli, la tensione che sarebbe auspicabile in un film horror tende a nascondersi piuttosto bene e lo sviluppo della storia comincia sin dalle prime battute a dimostrarsi deboluccio, con il tentativo di incastrare le vicende della vita reale e quelle della vita Chuckiana che non sempre si dimostra efficace.


Il finale, con una Jennifer Tilly che non ho capito se c’azzecca o no, lascia supporre che la faccenda non è finita qui e onestamente c’era da aspettarselo, ma ormai bisogna ammettere che Chucky non ha più molto da dire (ammesso che qualcosa da dire lo abbia mai avuto davvero).

Però passa in fretta e non disturba, per cui non merita di finire a priori nell’indifferenziato.

Giudizio complessivo: 5.8
Enjoy,





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