Late Night With The Devil: Recensione Film



Regia: Cameron e Colin Cairnes


Immaginate una puntata Maurizio Costanzo Show con un ospite particolare: il Demonio.
Per questo lodiamo Shudder e i corsi d’acqua alternativi che ci rifocillano di film interessanti come
questo Late Night With the Devil.

Attraverso il found footage all’interno di una VHS, troviamo la puntata mai trasmessa la notte di
Halloween del 1977, di Night Owls, una sorta di Johnny Carson Show, con annessi fuori onda e
backstage, condotto da Jack Delroy. Jack è il presentatore del programma, un eterno secondo al già citato Johnny show, appannato dalla morte della moglie l’anno prima e dal calo di audience, disposto a qualsiasi cosa per restare sulla cresta dell’onda e raggiungere l’Olimpo di share di
Johnny Carson. Per cui, la notte di Halloween, oltre al solito di repertorio di ciarlatani mentalisti
con Christou, sorta di Giucas Casella made in USA, e di saccenti esperti del CICAP americano,
Jack inviterà nel suo salotto la dottoressa June col suo nuovo libro - Conversazioni col diavolo -,
che racconta delle sue sedute con Lilly, una ragazzina cresciuta in una setta satanista e posseduta da
un diavolaccio perché dice parolacce e manda tutti a fancù, tanto per citare gli Elii. Quindi cosa c’è
di meglio che tentare un’evocazione del demone per alzare lo share?


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I fratelli Cairnes confezionano un bel jolly satanico, dimostrando di aver capito due lezioni.
La prima è come applicare i parafernali che L’Esorcista di Friedkin dispensa da mezzo secolo, dal
purè di piselli alle teste ruotate, al vocione gutturale, senza scadere nel clichè, ma disseminandoli in
maniera intelligenti, oserei dire quasi diabolica. Lilly- Ingrid Torelli - è inquietante, da quando
entra in scena guardando in camera e parlando tra il sibillino e l’allusivo, a quando scatena il
repertorio di piccola Regan. Ma quello su cui il film gioca davvero bene è la sottotrama, come nel
capostipite. La vera storia, che puzza più dello zolfo, è la parabola di Jack Delroy e la sua voglia di
successo, e ciò che è disposto a fare per rimanerci. La sola prova dell' esistenza del Diavolo è il
nostro desiderio di vederlo all'opera, ci ammoniva un certo frate francescano, e qui il desiderio è un patto.

L’altra lezione è l’uso del found footage d’epoca senza cadere nella nostalgia alla Stranger Things
per intenderci, in un tripudio di terrosi colori retrò e i vari fuori fuoco durante alcuni piani di Lilly o
bug della messa in onda. Anche se il back stage è più pulito di quando sembri, nell’insieme
perdoniamo certi peccatucci, anzi li incoraggiamo.

In conclusione, un lavoro valido, senza momenti inutili, ma in un crescendo volutamente dilatato,
per renderci telespettatori a nostra volta. Poi, siccome il diabolico è nei dettagli, aggiungo che dura
appena novanta minuti.

Per cui buona visione. Canale 666, ovvio


(Enrico Corso autore dei libri La Scala Di Vetro e Nero Come L'Arancio)


Trailer


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