Chiedi Chi Erano I Beatles: Una Carrellata sui Film con Protagonisti i Fab Four



Registi: Richard Lester, The Beatles, George Dunning, Michael Lindsay-Hogg


Quattro portuali mancati con la fissa dello skiffle e il mito di Elvis. Un quartetto che sembra uscito fuori dalla banda di Lupin: un romanziere zuccheroso e piacione (Paul), un teppista sbruffone e occhialuto (John), un guru tranquillo (George) e un orsacchiotto attore (Ringo). 

Negli otto anni che sono stati insieme, i quattro hanno sfornato canzoni, ispirato mode e manie, trovando anche il tempo di frequentare il cinema con cinque pellicole che questo Natale vi mettiamo sotto l’albero in un bel 5x1, prendi e porta a casa. Dopotutto, i Beatles sono come il Pandoro, a chi non piace?

Il primo film in cui i Quattro Scarafoni appaiono è Tutti per uno (A Hard Day’s Night, 1964), diretto da Richard Lester ed è un po’ un’istantanea della Beatlemania, in pratica una giornata frenetica tra un’esibizione e l’altra, raccontata già dalla trascinante title track. Il film lancia l’album eponimo, ed è oggettivamente il migliore del lotto. Fotografato in un eccellente bianco e nero, cattura i nostri per come sono davvero, tra le battute salaci di John e la laconicità di Ringo, che tra i quattro spicca (già) come attore, specie quando bighellona per la strada. Siparietti ma anche bei numeri musicali (ovviamente) da All my loving ad And i love her. La formula funziona così bene che se ne ricorderanno le Spice Girls, trent’anni più tardi per il loro lungometraggio. Fun fact? Durante la scena in treno, George conobbe Patty Boyd e la sposò dopo poco. Very Gentleman.

Squadra che vince non si cambia, così l’anno dopo arriva Aiuto! (Help!, 1965), girato sempre da Lester con solo un canovaccio: Ringo ha un anello appartenente ad una setta di seguaci della dea Kalì. Chiunque lo indossi deve venire sacrificato, quindi i nostri sono sempre in fuga da un posto all’altro. Il resto è composto i numeri da musicarello, ambientati tra le Bahamas e l’Austria, della serie: ragazzi, dove vi piacerebbe andare? A sciare? Bene, vi mettiamo gli scarponi e giù dalle piste non importa che non siate capaci, l’importante è infilarci una canzone. Scemino e parecchio in erba, letteralmente. Pare infatti che i Quattro fossero così cannati, da ridere per intere sequenze e vanificare interi pomeriggi di riprese.


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Il terzo tentativo invece è quella folle gazzarra di Magical Mistery Tour (1967), nato da un’idea di Paul (che di fatto s’accollerà il grosso della fatica) di raccontare una gita su un pullman del mistero. In pratica improvvisato giorno per giorno, su qualunque idea, compresi i sogni surreali di John Lennon, come la sequenza in cui fa il cameriere che versa badilate di spaghetti sul tavolo della donna grassa, degna dei Monty Phyton. Colorato, lisergico e surreale, con I Am The walrus a spiccare su tutte e The fool on the hill, girata da Paul in Francia, giusto per aggiustare in tiro. Ma all’epoca il pubblico non gradì; lo trasmisero in tv a Santo Stefano, per giunta in bianco e nero, roba da preferire il discorso natalizio della Regina. Eppure, divenne materiale per le scuole di cinema, tra cui uno studente di nome Steven Spielberg…Roll up!

Yellow Submarine (1968) invece è un cartone animato dove John, Paul, George e Ringo, salpano col sottomarino giallo per salvare Pepperland dai Biechi Blu. I Quattro compaiono in carne e ossa solo alla fine e per giunta non doppiano manco le controparti cartonate, perché avevano perso l’accento di Liverpool. Ma il cartone tanto male non è, ha il pregio di prendersi in giro da solo e di essere godibile con lo stile pop art. Prenotate il biglietto, l’immersione è tra poco.

Ogni mito ha la sua fine, e come lo spettro dei Natali futuri, avanza il tombale Let It Be – Un giorno con i Beatles (1970), il film che ancora oggi fa venire gli incubi a Paul, tanto che a cinquant’ anni di distanza ha voluto addolcire la pratica col monumentale Get Back . In pratica lo scioglimento del gruppo, fra litigi, tensioni e scazzi vari, le apparizioni di Yoko e il concerto finale sul tetto: però avercene di addii così. 

Comunque, lascia che sia Paul, lascia che sia…

Buona visione e buone feste!


(Enrico Corso autore dei libri La Scala Di Vetro e Nero Come L'Arancio)


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2 commenti:

  1. Il gruppo più sopravvalutato della storia della musica...
    madonna mia che musica di merda.

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    1. Più inutile di loro è stato sicuramente quello spermatozoo che ha dato origine a gente inutile che esprime commenti inutili, per altro celandosi dietro l'anonimità 🤦‍♂️.

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