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Infinity - Marvel



Mai giudicare prima di aver letto sino all'ultima pagina


Specie quando hai per le mani il nuovo Marvel - Evento dell'anno (ci si potrebbe porre la domanda di cosa significhi evento quando la cadenza è diventata regolare come le tasse, ma tant'è).

Con Jonathan Hickman, l'uomo dietro al rilancio dei Fantastic Four e degli Avengers, saldamente al timone e con, tra gli altri, Jim Cheung alle matite e Mark Morales alle chine, le premesse per un 
nuovo blockbuster a fumetti c'erano tutte. Ai fans non era poi sfuggita la presenza nel cast, come villain d'eccezione, di Thanos, il cui ritorno era attesissimo. 


Diciamo fin da subito che purtroppo così non è stato ed Infinity risulta essere uno dei più deboli eventi Marvel degli ultimi anni. 


Per carità, non siamo davanti ad un cattivo fumetto, ma la sensazione è che, come spesso capita, una somma di ottimi ingredienti non abbia dato una gustosa pietanza. Il cast degli eroi infatti, sulla carta era quello giusto, con una piacevole valorizzazione di alcuni personaggi alieni e non da qualche tempo sotto utilizzati. Le matite di Cheung ,ma non solo le sue, sono poi una garanzia di qualità nei disegni, specie con Morales alle chine. Il problema sta proprio nel manico, ovvero nella trama e nella sua direzione. 

Senza voler cadere nello spoiler, posso dire semplicemente che il racconto soffre di ipertrofia narrativa: mettere nello stesso calderone una nuova, potentissima minaccia aliena (tanto grande da imporre alleanze apparentemente impossibili nell'universo Marvel), l'emergenza del multi-universo al collasso, l'attacco (per motivi...filiali!) di Thanos alla Terra con conseguenze clamorose per l'intero pianeta e la sua popolazione (adesso non più solo umana o mutante!) è oggettivamente troppo da gestire adeguatamente anche per una vecchia volpe come Hickman

Presa da troppi filoni narrativi, la storia inevitabilmente perde d'incisività, chiudendo percorsi narrativi complessi in maniera eccessivamente frettolosa ed impedendo la piena caratterizzazione di personaggi e situazioni.

Anche il finale, o meglio i finali, volutamente forieri di nuovi sviluppi, sembrano strutturati esclusivamente come prodromo per l'ennesimo rilancio di personaggi e testate e come prequel per il prossimo evento, risultando in alcuni casi quasi irritanti. In questo contesto, i dialoghi epici dei personaggi ed i disegni statuari, nonostante la loro indubbia qualità, risultano quasi appesantire ulteriormente un soggetto già di suo troppo denso (si sente la mancanza dell'ironia che Dan Slott ha saputo dare al suo Spiderman, Superior o Amazing che sia).


I fan, inoltre, non possono perdonare che un villain storico come Thanos sia stato così palesemente sotto-sfruttato, risultando in alcuni passaggi quasi grottesco. Un fiasco quindi? Assolutamente no. I creativi Marvel sanno come si scrive, disegna e racconta una storia ed in molti punti la lettura è piacevole quando non avvincente. Forse il limite intrinseco sta nella stessa idea di evento annuale multi-testata, che impone oramai ciclicamente storie sempre più rifondative per l'universo Marvel, impedendo una stabilizzazione narrativa di cui si sente il bisogno. Staremo a vedere, ma si spera che per il prossimo evento gli autori guardino prima alle esigenze del lettore che del portafoglio.


Ivan Mirenda