Povere Creature: Recensione Del Libro



Autore: Alisdair Gray, Safarà Editore


Immaginate la voce Mike Bongiorno, che presenta col suo inconfondibile aplomb da uomo della
strada. “Si fa tanto parlare oggi di questo Povere Creature!, ma ci dica un po’, cos’è questo Povere
Creature!? ”

È l’ottimo romanzo dello scozzese Alisdair Gray, da cui è stato tratto l’omonimo di film di cui i
colleghi si sono già occupati, ma facciamo un bel back to page. Non ho ancora visto il film, e motivo di più per evitarlo è stato quando mi sono trovato tra le mani il libro, a mo’ di Jolly.

Col classico espediente del libro ritrovato e rimaneggiato dagli autori attuali – Gray e soci – ci
ritroviamo a Glasgow in epoca vittoriana, fra la puzza di crinoline e di smog di fabbriche. 

Il narratore, il povero medico McCandless conosce Godwin “God” Baxter, ricco e brillante scienziato
dalle fattezze sgraziate che un giorno gli mostra il suo ultimo esperimento: Bella Baxter, una
giovane donna annegata ed incinta a cui lui ha ridato la vita, mettendo però nel corpo della madre il
cervello della figlia. Bella – di nome e di fatto – si trova così ad essere bambina e imparare e
assorbire tutto quello che il mondo e Godwin le offrono, con tutta la schiettezza e voracità dei
bambini e i pochi tabù che hanno. McCandless si innamora del suo candore, ma Bella sedotta dal
mellifluo avvocato Wedderburn, scapperà con lui in un tour de force turistico e carnale in cui il
povero dongiovanni ne farà le spese. 

Ed è solo il primo dei diversi ribaltoni che il romanzo avrà.

Acquista su Amazon

Chi è davvero Bella Baxter, lo scopriremo nel corso del libro e degli avvenimenti storici…
Divertente, colto, raffinato, graffiante, pieno di giochi di parole quanto di stili, dove la parodia
diventa omaggio e l’omaggio un tritatutto: come se l’Ulisse di Joyce fosse composto da
Frankenstein, La Donna eterna e tutta la letteratura gotica, un patchwork intelligente e filtrato
dall’occhio sagace e soprattutto scozzese di Gray, che da bravo caledone non sopporta
l’ingombrante vicino Impero britannico e neanche troppo di esserne parte. 

Non gliele manda proprio a dire agli inglesi, e mette in bocca al cinico Mr. Astley, non solo come questi siano romanticamente innamorati delle terre altrui, ma di come i pochi indigeni rimasti siano gli scozzesi e i gallesi. Per non parlare degli inglesi come razza eletta a portare la civiltà nel globo. 
Per me che sono filo-britannico in procinto di sposare una filo-scozzese, è un gradevole ossimoro di humor.

Glasgow è come la Dublino per Joyce, un baluardo industriale e spietato eppure così caratteristica,
il tutto con una prosa così intrisa di giochi di parole, stili diversi, che vanno da Shakespeare al
trattato di sociologia, ma con un humor che condisce tutto, come la brown sauce di lassù.
Tipica per loro, esotica per noi, e non una goccia di troppo.

Fatevi un favore, fatevi sorprendere da ‘ste povere creature.

Qui il libro

Buona lettura.


(Enrico Corso autore dei libri La Scala Di Vetro e Nero Come L'Arancio)

Lasciate un commento, oh voi che leggete...
Per non perdervi neanche una recensione, seguiteci qui 😉:

     

Nessun commento:

Posta un commento