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American Sniper



Regia: Clint Eastwood


Consigliato.


>>>Attenzione, spoiler!!<<<

Dopo che ci siamo abituati ad un cinema che sul mondo militare (soprattutto quello americano) ci mostra quanto sono fighi i Marines ('Dio ci si arrapa coi Marines!' cit.), quanto sia duro l'addestramento militare, quanto possano essere complicate le dinamiche di camerata nei campi d'addestramento, e come degli smidollati ragazzetti possano divenire dei veri uomini

imparando a marciare e a tirare col fucile e facendo più flessioni sulle braccia di quante non ne possano contare, American Sniper ci propone un tema un po' diverso dal solito. Clint Eastwood dismette i panni del sergente Gunny Highway (che 'mangia filo spinato, piscia napalm, e mette una palla in culo a una pulce a 200m di distanza') e ci racconta la vita di un cecchino americano, Chris Kyle.

La storia è tratta direttamente dal libro che lo stesso Kyle ha scritto (e pubblicato nel 2012) e inizia da un ricordo d'infanzia del protagonista. Quando vede il proprio fratello preso di mira da un bulletto più grande, accorre in suo soccorso avendo la meglio. La scena si sposta in casa di Chris; mentre sono seduti a tavola, il padre spiega quanto sia importante difendersi e difendere chi non può farlo, senza però diventare dei veri e propri aggressori. Questo sentimento di protezione, sarà proprio quello che, una volta divenuto adulto, lo spingerà ad abbandonare la vita da cowboy che aveva inizialmente intrapreso e ad entrare nei Seals.


Non potevano certamente mancare alcune scene sull'allenamento cui si è sottoposto per entrare nel corpo e sulla determinazione necessaria per raggiungere il traguardo.
Durante una serata al bar con i commilitoni, Chris conosce la sua futura moglie, che ricambia le sue prime attenzioni e i suoi complimenti sboccandogli sulle scarpe. Non male per iniziare una relazione!

I due si piacciono e cominciano a frequentarsi. Un giorno, a casa della futura moglie, assistono al filmato del crollo delle torri gemelle. Al momento del matrimonio giunge la notizia del primo impiego ed inizia così il suo primo turno sul campo, come cecchino in Iraq. Da qui in avanti, la sua vita si sdoppia tra la guerra e l'ambiente domestico.

Da un lato ci sono i suoi sentimenti patriottici, la rabbia per le immagini dell'11 settembre, il legame sempre più stretto coi suoi commilitoni e la fama crescente di cui gode, grazie alla sua precisione come cecchino. Dall'altro, c'è la moglie preoccupata che si trova a crescere i figli col marito assente.

Chris fa diversi turni di guerra, in cui viene messo alla prova con situazioni sempre più difficili: assiste alle più feroci atrocità di uno dei luogotenenti di Al Zarqawi, cui il suo reparto stava dando la caccia e vede cadere uno ad uno i suoi compagni; parallelamente non smette di crescere la sua fama di cecchino, guadagnandosi il nomignolo di leggenda nell'esercito ed una taglia di 180000$ da parte dei terroristi. Alla fine di ogni turno, torna a casa dalla moglie che, sempre più in apprensione, lo trova di volta in volta sempre più alienato e taciturno: anche quando fisicamente si trova in America, la mente di Chris è ancora sul campo di battaglia. Seduto sulla poltrona, fissa il televisore spento rivivendo mentalmente le scene di guerra vissute e nonostante la moglie cerchi di stimolarlo e riportarlo ad una vita più “normale”, lui si chiude sempre più in sé stesso.

A peggiorare le cose, ci sono la morte di uno dei suoi migliori amici e la competizione con un cecchino nemico, detto Moustafà, che, anche sfruttando la migliore conoscenza del territorio, riesce a freddare uno ad uno i suoi compagni.

Alla fine del suo ultimo turno, Chris torna a casa e pian piano riprende a condurre una vita normale, conoscendo altri reduci rimasti feriti in battaglia. Quel sentimento di protezione che prima nutriva nei confronti dei propri compagni sul campo di battaglia, viene progressivamente rivolto a loro e alla sua famiglia; questo gli consente di riconquistare la serenità che aveva perso e di riavvicinarsi alla moglie ed alla famiglia. Ciò nonostante, la storia non ha un lieto fine, ma come ho anticipato, la si può trovare su wikipedia.



Il film mi è complessivamente piaciuto.

Non si poteva certo pretendere una riflessione a tutto campo sulla guerra in Iraq e su tutte le relative controversie, ma è comunque riuscito a rendere bene l'idea dell'impatto psicologico che ha avuto sugli stessi soldati, soprattutto per il modo che hanno di affrontare il mondo al loro ritorno dalla guerra; riesce tuttavia a fotografare bene lo stato d'animo con cui una grossa fetta di cittadini americani vivano i conflitti in cui il loro Stato è coinvolto.

La sala del cinema in cui sono andato a vederlo non era molto piena (era lo spettacolo delle 20) e di solito, alla fine del film, gli spettatori si lanciano in commenti, battute, conversazioni sulle scene del film che più gli sono rimaste impresse. Questo film invece ha suscitato reazioni completamente diverse: una volta terminata la proiezione infatti, la sala è piombata in un silenzio pesantissimo: abbiamo tutti lasciato i nostri posti in modo composto, ordinato e si poteva udire solo un lievissimo brusio. Anche una volta usciti dal cinema, abbiamo iniziato a fare conversazione tra di noi, ma senza menzionare una sola volta il film, né alcuna delle sue scene.



The Entertainer



Trailer


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