La Settima Donna: La Recensione del Film



Regia: Franco Prosperi

Dopo che con L’Ultima a Casa a Sinistra si sono praticamente aperte la danze del cosiddetto rape and revenge, genere piuttosto controverso ma che ha portato sullo schermo parecchi lavori interessanti, è chiaro che all’epoca sono spuntati svariati esponenti di questo nuovo arrivato.

E pure noi italiani non siamo stati di certo a guardare, aggiungendo al panorama alcune pellicole di buon livello, tra cui figura senza dubbio La Settima Donna, diretto nel 1978 da Franco (Francesco) Prosperi, regista da non confondersi con l’omonimo autore di Mondo Cane.

Il paragone con l’illustre predecessore firmato Craven è quasi scontato, visto il tributo che necessariamente deve rendergli, ma onestamente suggerirei di non spostare l’attenzione su questo aspetto, privilegiando i buoni spunti presenti in questo lavoro e sottolineando le inevitabili (ma non così gravi) mancanze.

Brevemente la trama. Una banda di rapinatori, dopo un colpo in banca, fugge verso zone isolate dal mondo, imbattendosi in una villa dove 5 ragazze stanno provando una recita in compagnia di una suora ed una donna delle pulizie. Sarà l’inizio della fine…per quasi tutti.


Già l’inizio con la rapina e gli spari sulla gente ci fa capire che il film ci andrà giù piuttosto pesante con la violenza, e le ottime musiche di accompagnamento firmate da Roberto Pregadio ci catapultano direttamente negli anni ’70 di casa nostra, periodo in cui le colonne sonore riuscivano davvero a fare la differenza.


Ed effettivamente, a livello di violenza, La Settima Donna possiamo dire che mantiene ampiamente le promesse, garantendo un buon mix tra quella fisica (vedi per esempio governante con cranio fracassato, oppure uso non propriamente consono del bastone) e quella psicologica, che trova per esempio una buona riuscita nel processo in cui Suor Cristina viene gentilmente invitata ad indossare i suoi abiti abituali. Frasi come "Meglio una ragazza violentata che una vergine morta", contribuiscono poi a creare quell’atmosfera di disagio che stimolerà ulteriormente nello spettatore la voglia di revenge. Una voglia che verrà ampiamente soddisfatta.


La figura per me centrale, anche in virtù del suo finale abbandono di ciò che aveva promesso, è appunto quella della suora citata poco sopra, messa ancor più in evidenza da una grandissima Florinda Bolkan che, dopo averla vista nell’eccezionale Non Si Sevizia un Paperino, è entrata sicuramente nelle mie grazie personali, non sfigurando neppure qui nel ruolo della “madre” costretta a prendersi cura delle sue “figlie”, anche a costo di subire le ire dei banditi e di dover quindi prendere sofferti provvedimenti.

Purtroppo non vale la stessa considerazione per il resto del cast, che generalmente offre una prova abbastanza anonima e priva di quel mordente e carisma che il ruolo avrebbe richiesto. In primis Ray Lovelock a cui viene qui concesso l’autodoppiaggio con esiti non entusiasmanti, seguito da tutto il resto della banda, sia di vittime che di carnefici, con una doverosa menzione per il sempre eccellente doppiaggio di Ferruccio Amendola che presta generosamente la voce a Nino, uno dei 3 malviventi e decisamente non quello con il Q.I. più elevato. È chiaro che, pur avendo promesso che non avrei fatto confronti, il paragone con l’eccezionale Krug de L’Ultima a Casa a Sinistra è ingeneroso per tutti e 3.


Per il resto, segnaliamo qualche live sbadiglio nella fase centrale, unito ad alcune situazioni leggermente forzate che minano un po’ la credibilità della faccenda, a testimoniare che indubbiamente alcuni difetti anche qui sono presenti e non possiamo far finta di nulla, ma nel complesso mi sento assolutamente di promuovere questo lavoro, inserendolo di diritto nella lista di film di questo genere che gli appassionati devono fare proprio.

A supporto di quanto detto, da segnalare anche l’apprezzamento del Maestro Quentin Tarantino che, nel decantare il suo amore per queste perle del sottobosco di casa nostra, omaggia il finale di questo film all’interno del suo Death Proof.

Giudizio complessivo: 7.3

Enjoy, 


Trailer



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