Tag: La Recensione del Film di Sion Sono



Regia: Sion Sono

Va bene, non so di preciso cosa ho visto, ma credo che mi sia piaciuto, anzi più passa il tempo più ne sono sicuro.

Devo ammettere che il mio rapporto con Sion Sono non è stato molto intenso, fino a poco tempo fa avevo visto solo l’eccellente Strange Circus e stranamente mi ero fermato lì, nonostante il regista giapponese goda di grandissima considerazione nel panorama internazionale. Questo Tag, sebbene non lo consideri un capolavoro, sicuramente contribuirà all’approfondimento della sua filmografia, perché tutto si può dire tranne che si tratti di un film banale.

In realtà Tag sarebbe il remake di Riaru Onigokko, film del 2008 diretto da Issei Shibata che a sua volta fu ispirato dall’omonima novella di Yûsuke Yamada. Non avendo né letto l’uno, né visto l’altro mi limiterò a parlare del lavoro di Sono…e di cose da dire ce ne sarebbero parecchie.


Ma andiamo con ordine e brevemente con la trama. Una studentessa si trova su un bus insieme alle sue compagne, quando una forza invisibile investe il mezzo segando a metà tutto ciò che incontra, ragazze comprese. Rimasta sorprendentemente viva, Mitsuko scapperà via scioccata, ritrovandosi però coinvolta in altre inspiegabili vicende che manterranno la pellicola in bilico tra la presente vicenda ed altre ipotetiche realtà parallele.


Detto così potrebbe sembrare un gran casino ed in effetti casino è stato, ma un casino per lo più non fastidioso, più una sorta di curiosità nel cercare di capire cosa stesse succedendo, pur avendo la consapevolezza che molto probabilmente non ci capirai granchè. E in questo mi sento di sottolineare come il regista sia riuscito a mantenere vivo l’interesse, anche se la sensazione è a volte abbia leggermente ecceduto facendola quasi un po’ fuori dal vaso, perché gli stacchi tra una “realtà” e l’altra appaiono in alcuni casi un po’ troppo estremi e quasi forzati. Ma questo in effetti potrebbe anche derivare da uno script che in un certo qual senso dovesse necessariamente non allontanarsi troppo dai lavori da cui Sono ha preso spunto.


Certo è che le scene folli non mancano, a cominciare dal folgorante inizio dove, all’interno di un clima gioioso da gita scolastica, si manifesta una delle più sostanziose mutilazioni di massa che io ricordi. Per non parlare della sequenza all’interno della scuola dove l’insegnante munita di macchina mortale fa strage di studentesse quasi come se fosse una roba normalissima. E qui viene fuori il gran lavoro di mixaggio tra le atmosfere di relativa “calma”, a cui se ne sovrappongono altre di tutt’altro spessore nel giro di una frazione di secondo.

La presenza poi di tutte queste scolarette giapponesi in uniforme non può certo passare inosservata, soprattutto per il cultori del “genere” e occorre sottolineare, oltre alla indiscutibile bellezza di quella Erina Mano che se volesse accettare il mio invito a cena sarebbe la benvenuta, la buona prestazione delle attrici protagoniste. In particolare ricordo con piacere Reina Triendl nei panni di Mitsuko, davvero notevole per esempio quando continua a ripetere urlando “Io sono Mitsuko, Io sono Mitsuko…”, in quella allucinante sequenza per altro seguita subito dopo da quell’altra scena bella tosta dei cavi.


Aggiungiamo poi quelle accattivanti musiche che accompagnano la ragazze durante il loro scorrazzare nel bosco o anche nel finale, ed ecco che una bella fetta di pregi sono stati snocciolati, per poter quindi giustificare una valutazione comunque positiva che mi porta a consigliare questo film, soprattutto agli appassionati del cinema dagli occhi a mandorla ed in particolare di Sion Sono.

Di contro, tengo ad evidenziare come il regista giapponese abbia voluto inserire davvero troppa carne al fuoco secondo me, tirando in mezzo anche svariate questioni “sociali” che però restano appena accennate, all’interno di un calderone anarchico e totalmente improntato sul mistero che potrebbe anche risultare un filo ostico.

Giudizio complessivo: 7

Enjoy,


Trailer



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